Caggiano

Il castello sorge sulla sommità occidentale del colle (827 m. s. m.), a protezione del centro medievale. Esso controllava l’ingresso al Vallo di Diano, antico itinerario di collegamento con la Calabria e la Basilicata, percorso peraltro dai pellegrini diretti in Terra Santa, cui si accedeva anche tramite la vicina Valle del Melandro e del Bianco.
Notizie storiche
L’insediamento rurale durante il periodo delle invasioni barbariche e della successiva guerra greco-gotica (VI sec. d. C.) dové trasferirsi sul sito roccioso e più facilmente difendibile, ove un primo impianto difensivo, costituito probabilmente da una torre e da palizzate in legno si poté costruire ad iniziare dai Longobardi, tra l'VIII e il IX secolo.
Ma ai Normanni (XI secolo, a partire da Guglielmo di Caggiano) si deve la concezione dell’impianto di fortificazione con la realizzazione di una cinta muraria e di un castello (mastio con ambienti di servizio e residenziali), intorno al quale si sviluppò, quindi, un piccolo borgo, primo nucleo dell'attuale abitato, che a Caggiano poteva giovarsi anche della mansio eretta dai Templari in loc. S. Agata (XII). Se un Alberto di Caggiano seguì Boemondo nella spedizione in Terra Santa (1098), i fratelli Roberto e Guglielmo, signori di Caggiano, figli di Guglielmo il Vecchio, perdono il feudo per aver partecipato alla congiura di Capaccio (1246) contro Federico II. Assegnato provvisoriamente a Giovanni da Procida, e , quindi, ai precedenti Signori di Caggiano, nel 1284 è della famiglia Gesualdo (nozze di Mattia Gesualdo con Costanza di Caggiano), e poi dei Caracciolo: Petraccone rinuncia a questi feudi in cambio di Martina. Seguono, nel 1504, Luigi Gesualdo e, successivamente, Gianbattista Ludovisio, principe di Venosa e di Piombino, che vendé (1674) il feudo a Prospero Parisani di Tolentino. I terremoti del 1466, del 1561, del 1764 e del 1857-1858 provocarono gravi danni anche al castello.
Dati caratteristici
Il primitivo impianto fu realizzato o mantenuto dal primo signore Guglielmo de Caggiano (1092), ma fu soprattutto Mattia Gesualdo, nominato da Carlo I “Giustiziere della Basilicata” (1284), che durante la Guerra del Vespro potenziò ulteriormente il castello e l’impianto difensivo. Il suo discendente Luigi Gesualdo partecipò alla congiura dei baroni contro Ferdinando II d'Aragona; fu quindi privato del suo feudo e il castello venne in parte demolito. Ricostruito con le fortificazioni da Giacomo Caracciolo, conte di Buccino, esso possedeva una mole possente comprendente tre alte torri, un torrione (il mastio originario poi incluso nel castello) e due baluardi che permisero di resistere alle milizie di Carlo V. Munito di artiglierie (Giustiniani), si entrava nel borgo tramite le quattro porte denominate di S. Luca, di fronte al Castello, del Lago, a nord-est, Portuccia, a sud, e Marvicino, alla estremità occidentale (le due originarie più altre due aperte successivamente; una ad oriente con ponte levatoio). Il paese era difeso per tre parti da altissimi strapiombi e ad est da un lago ora prosciugato, area ancora oggi chiamata “Lago” e trasformata in piazza. Inoltre, nel lato sud era una Cappella destinata a dimora di una guardia, denominata Cappella della Guardia(Lupo, fine XIX secolo). L’oppressivo marchese Vincenzo Parisani Buonanno ebbe dal 1754 una lunga vertenza giudiziaria con la popolazione che, inasprita, in una occasione tentò inutilmente di assalire il castello. Una parte di questo è ben conservata, l’altra parte è stata adibita ad abitazione civile già nell’800. La parte ben mantenuta conserva molti resti di pittura muraria del ‘700 e dell’inizio ‘800. L’impianto difensivo, malgrado i rimaneggiamenti subiti per il frazionamento in più abitazioni, appare ancora riconoscibile, con torrioni cilindrici ubicati ai vertici della fabbrica.
Bibliografia minima
G. Barra (a cura di),”…Cajanus, Cagiano, Caggiano…”, Caggiano 1994
G. Lamattina, Caggiano e il suo casale di Pertosa. Acerronia – La Diocesi di Satriano, 2006
Autore: Antonio Capano